lunedì 8 agosto 2011

Luca 4,21-30: GESU’ A NAZARET

(Mt13,53-58; Mc6,1-6) IV Domenica Tempo ordinario - Anno C

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: -Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!-». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.(...). «Fai anche da noi i miracoli di Cafàrnao!».

Ermes Ronchi:
• Più che Dio vogliono miracoli, il cielo a portata di mano a garantire salute e benessere. Anch'io preferisco apparizioni e prodigi ai profeti, come loro: assicura pane e miracoli e saremo dalla tua parte! Moltiplica il pane e ti faremo re (Gv 6,15). Gesù stesso ha dovuto affrontare la tentazione dei miracoli: buttati, verrà un volo di angeli a portarti! Ma Gesù sa che con il pane e i miracoli non si liberano le persone, piuttosto ci si impossessa di loro. Dio invece non si impossessa di nessuno, Dio non invade, si propone. Perché l'uomo non ama colui chi si impone: sarà anche ubbidito, ma non amato. E Dio vuole essere amato da questi liberi, splendidi e meschini figli.
• Non farò miracoli qui, dice Gesù, li ho fatti a Cafarnao e a Betsaida, il mondo è pieno di miracoli eppure non bastano mai, non fanno credere: Gesù risuscita Lazzaro e i farisei decidono non di seguirlo ma di ucciderlo!
• Il punto di svolta del racconto è in una domanda: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Che un profeta sia un uomo straordinario, una personalità eccezionale, siamo pronti ad accettarlo. Ma che la profezia sia di casa nella casa del falegname, in uno che non è neanche sacerdote o scriba, che ha le mani segnate dalla fatica, come le mie, che ha più o meno i problemi che ho io, con quella famiglia così così, ci pare impossibile. Ma lo Spirito accende il suo roveto all'angolo di ogni strada. Nessuno è profeta in patria: è detto a me che non so più ascoltare con attenzione, guardare con meraviglia le persone di tutti i giorni. L'abitudine ha spento l'incanto. Eppure non devo cercare lontano per intuire l'eco della voce di Dio, lo scintillio della sua luce: basta che riprenda a guardare con occhi nuovi, come se fosse la prima volta, ciò che credo di conoscere bene: i volti di chi mi vive accanto, il quotidiano ritorno della luce, le parole della preghiera che ripeto distratto, i riti dell'amicizia e dell'amore...
• I miracoli accadono davvero. Io li ho visti: ho visto genitori risorgere dopo il dramma atroce di un figlio morto, famiglie disarmarsi e perdonare la violenza subita, donne violate e tradite riprendere a sorridere e ad amare, persone capaci di dare tutto per un familiare o un bimbo sconosciuto, ho visto la primavera. I miracoli sono perfino troppi, per chi ha l'occhio puro. Salviamo lo stupore! È l'inizio della sapienza.

Io: COGLIERE (e ACCOGLIERE) lo straordinario nell'ordinario
• II parte dell'episodio narrato domenica scorsa (ricordate? Gesù, dopo i consensi ricevuti a Cafarnao torna nella sua cittadina di Nazaret ed entrato, come al suo solito, in sinagoga, annuncia: "Oggi si è compiuta questa parola che voi avete udito".
• Oggi ascoltiamo le REAZIONI da parte dei suoi concittadini: esse sono un miscuglio di meraviglia, di perplessità/scetticismo e di rifiuto:
• - MERAVIGLIA: "tutti gli rendevano testionianza per le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca";
• - PERPLESSITA'/SCETTICISMO: "non è costui il figlio di Giuseppe? Noi lo conosciamo "bene": com'è che, una persona normale come lui, adesso pretende di farsi passare per un Profeta e magari per il Messia? Perchè allora non opera anche in mezzo a noi i miracoli che sembra abbia compiuto a Cafarnao?
• - RIFIUTO: cercano di ELIMINARE Gesù spigendolo fin sul ciglio del monte per gettarlo giù.
• Qual'è la nostra reazione di fronte alle parole di Gesù? Di fronte ai suoi PROFETI che anche oggi lo Spirito suscita in mezzo a noi? Forse ci sarà pure un pò di sana meraviglia, ma non viviamo soprattutto di INDIFFERENZA? Non ci sembrano forse cose già sentite quelle dette da Gesù? Non ci capita forse di pensare di conoscere, di dare per scontato, di essere scettici, prevenuti, chiusi alle novità? Non siamo forse anche noi attratti dallo straordinario (miracoli, prodigi...) e con fatica cogliamo la presenza di Dio nell'ordinario della nostra vita, l'irrompere della sua grazia nell'oggi della nostra esistenza?
• Forse non condividiamo anche noi qualche forma di RIFIUTO nei confronti di Gesù quando lo accettiamo a parole, ma poi, di fronte a tante scelte concrete, a tanti atteggiamenti, a ciò che ci fa "comodo", non lo eliminiamo anche noi dalla nostra vita, dalla nostra società? E' il dramma della nostra libertà: liberi di accettare o di respingere la salvezza, Gesù Cristo.
• Eppure, nonostante tutti i tentativi fatti, è IMPOSSIBILE ELIMINARE GESU' dalla nostra vita e dalla nostra società: riemerge sempre, nel più profondo di noi, magari nei momenti di difficoltà, di angoscia, di fragilità, una ricerca di lui, un bisogno di lui, così come nella nostra società materialistica e relativista riemerge un bisogno di sacro in ogni espressione umana (vedi la musica, la letteratura, l'arte, il cinema, la politica).
• Gesù è in cammino, è oltre noi: non possiamo definitivamente eliminarlo, nè sfruttarlo per i nostri scopi, nè ridurlo a ciò che ci conviene.
• * Ma perchè Gesù non può operare miracoli, "guarigioni" nella sua cittadina? Perchè non è un mago o uno stregone che fa sfoggio delle sue abilità, del suo potere. Ciò che opera richiede la nostra FEDE ed è rivolto ad aumentare la nostra fede. Perchè Gesù operi anche oggi prodigi è necessario che essi avvengano attraverso di noi, richiedono l'accettazione della novità, dello straordinario che irrompe nell'ordinarietà di una vita vissuta per amore e nell'amore. Richiede di rompere con la nostra indifferenza e con la nostra autosufficienza. Non possiamo farlo agire nello scetticismo (in molti miracoli Gesù chiede: "credi tu che io possa fare questo?" "Tu continua a credere"), nella presunzione di sapere già cosa succederà, nel dare tutto per scontato.
• - Ecco allora i due esempi posti da Gesù, quello della vedova di Zarepta visitata dal profeta Elia e quello del lebbroso Naaman guarito da Eliseo. Essi sono due stranieri, due emarginati e ci ricordano:
• > innanzitutto la PREDILEZIONE di Dio nei confronti dei poveri (ciò significa che siamo chiamati a seguire l'esempio di Dio e fare nostra tale predilezione, tale amore);
• > di FIDARSI come loro, nonostante il fatto che razionalmente non possono ottenere previe assicurazioni. Ma, in fondo, cosa hanno da perdere queste due persone? La prima è ridotta dalla carestia a non sapere di cosa potrà sfamarsi domani. Il profeta gli chiede di condividere quel poco che gli è rimasto con lui. Gli assicura che Dio non gli farà mancare il necessario. Il lebbroso è chiamato a vincere la superbia e lo scetticismo, di fidarsi del profeta che gli chiede di fare una cosa apparentemente irrazionale: bagnarsi alcune volte nel fiume Giordano.
• Il profeta è rifiutato in patria così come la novità è rifiutata da chi da tutto per scontato, da chi non è capace di guardare con occhi nuovi (con gli occhi di Dio) gli altri, da chi non attende nulla, non sogna nulla, non spera nulla.
• Come GEREMIA siamo anche noi chiamati (da sempre) a seguire e TESTIMONIARE Dio con la nostra vita e con le nostre parole (perchè Dio parli in noi). Non temere: "Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perchè io sono con te per salvarti".
• La testimonianza che il mondo attende è quella dell'amore e San Paolo ci ricorda cos'è e cosa non è l'amore: AMARE COME AMA DIO, questa è il vertice e la meta. E come ama Dio? Ama per primo, ama tutti, ama sempre, ama gratuitamente (senza cercare ricompense) perchè:
• chi ama "cerca il bene dell'altro, non è invidioso", non si vanta delle opere di bene che fa, non si gonfia d'orgoglio (credendosi migliore, buono, solo perchè ha fatto del bene)...tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

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